VADEMECUM FONETICO-ORTOGRAFICO BERGAMASCO PREMESSA La finalità di questo breve documento è quella di fornire le regole ortografiche e fonetiche di base utili per leggere e, soprattutto, per scrivere in lingua bergamasca. Naturalmente sarebbe impossibile fare una trattazione completa dell'argomento in questa sede; ci limiteremo perciò ad una sorta di "vademecum" utile a livello pratico per volantini, striscioni, brevi articoli in bergamasco che è SEMPRE NECESSARIO scrivere correttamente. Troppo spesso, infatti, si "tenta" di scrivere frasi in bergamasco utilizzando regole semi-inventate o infarcendo le parole di ö e di ü piazzate a caso. Questo, in un Movimento che si propone come paladino della cultura e della lingua locale, è totalmente inaccettabile. Le nozioni contenute in questo breve testo sono frutto della mia cultura personale, che è quella di un semplice appassionato di lingua bergamasca e non di esperto del settore; tale cultura deriva comunque dalla consultazione piuttosto approfondita di testi specifici, tra cui il famoso "Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni" di Antonio Tiraboschi. Preciso anche che non esistono regole univoche per scrivere in bergamasco, ma diverse "scuole di pensiero", ognuna con la propria filosofia. Poiché comunque in questa sede ci limitiamo ad esporre poche regole fonetiche elementari, per ulteriori approfondimenti si rimanda a opere specifiche. OTTENERE I CARATTERI CON ACCENTI PARTICOLARI CON IL COMPUTER Poiché potrebbe sorgere la necessità di scrivere in bergamasco in un volantino o articolo preparato al computer, è indispensabile sapere come ottenere tutti quei caratteri che non compaiono sulla tastiera italiana standard. Nei sistemi operativi Microsoft Windows(R) esiste un'utilità di sistema chiamata "Mappa caratteri", accessibile da Start --> Programmi --> Accessori --> Utilità di sistema. La mappa riporta tutti i caratteri ASCII disponibili per ciascun font (tipo di carattere). Basta cercare il carattere richiesto e copiarlo (Seleziona --> Copia), per poi incollarlo (Maiusc+Ins) nel documento che si sta scrivendo, per esempio, con un elaboratore di testi o un programma di grafica. Poiché questa procedura è piuttosto lunga e noiosa, è possibile sveltirla conoscendo i codici dei caratteri più usati. Per ottenere un carattere dal suo codice ASCII, è necessario tenere premuto ALT sulla tastiera e digitare il codice sul TASTIERINO NUMERICO con Bloc Num attivato. Attenzione! La procedura non funzionerà utilizzando i tasti normali dei numeri. Principali caratteri: ö Alt+0246 (o Alt+148) ü Alt+0252 (o Alt+129) ó Alt+0243 (o Alt+162) À Alt+0192 È Alt+0200 É Alt+0201 Ò Alt+0210 Ó Alt+0211 Ö Alt+0214 Ù Alt+0217 Ü Alt+0220 Nota: alcuni font potrebbero non supportare tutti i caratteri sopra elencati (specialmente font molto elaborati). I font principali di Windows, tuttavia (Times New Roman, Arial, Fixedsys, Courier, ecc.), li implementano tutti. Tutti gli altri caratteri necessari si trovano sulla tastiera. REGOLE DI SCRITTURA IN LINGUA BERGAMASCA In bergamasco si incontrano spesso suoni e accenti che non sono frequenti (o che sono del tutto inesistenti) in italiano. Da qui, spesso, la difficoltà di rendere tali suoni "per scritto". I suoni sicuramente più caratteristici sono le "o" e le "u" in umlaut: prima regola. PRIMA REGOLA: ACCENTI UMLAUT Chi scrive in bergamasco "a spanne" tende di solito ad infarcire le parole di "ö" e di "ü"; probabilmente ciò deriva dal fatto che questi due suoni sono estremamente frequenti e tipici della nostra lingua. Tanto per fare qualche esempio banale, li troviamo in parole come "ü" (uno), "öf" (uovo), "blö" (blu), "büs" (buco) e via discorrendo. Si tratta dell'accento umlaut, frequente nelle lingue germaniche; nel bergamasco si applica solo alla "o" ed alla "u". Non va abusato! Lo si usa esclusivamente sulle vocali che presentano esattamente quel suono. SECONDA REGOLA: ACCENTI GRAVI E ACUTI Questa regola si applica alla "e" e alla "o". L'accento grave (è, ò) indica un suono vocalico aperto (in italiano: èrba, òrto). L'accento acuto (é, ó) indica invece un suono vocalico stretto, chiuso (in italiano: léone, rósso). Non è il caso di infarcire di accenti tutte le vocali di una parola; in genere si pone l'accento (grave o acuto in modo corretto) sulla vocale principale (ovvero quella enfatizzata durante la pronuncia). E' difficile, in questo caso, fare esempi in bergamasco, poiché i suoni gravi ed acuti variano parecchio da valle a valle e perfino da paese a paese. Alcune parole che, comunque, sono di solito soggette a poche variazioni, sono per esempio érba (erba), nóno (nonno), méda (mucchio), mèda (zia). Si noti come spesso la "é" sia associata ad un prolungamento della vocale, al contrario della "è" che è generalmente breve. TERZA REGOLA: PAROLE TERMINANTI IN "C" In bergamasco parecchie parole terminano con una o più consonanti. Mentre per certi suoni non sussiste alcun problema di scrittura (-t, -s, -ss, -f, ecc.), qualche dubbio può sorgere con la -c, che può avere suono dolce (dento-palatale) oppure duro (gutturale, suono k). Nel primo caso ("cielo"), si può adottare la semplice convenzione di scrivere una c raddoppiata (-cc), oppure, secondo la consuetudine del Tiraboschi, utilizzare l'accento circonflesso (piccola v al contrario sopra la c), che tuttavia non si trova nella maggior parte dei font per elaboratori di testo. Nel secondo caso, si può adottare la convenzione della c singola (-c), oppure, secondo altri Autori, scrivere un più esplicito -ch. Esempi: öcc (occhi), söcc (asciutto), sac oppure sach (sacco), lac oppure lach (lago), lacc (latte), gnòc oppure gnòch (gnocco), piòc oppure piòch (sasso). N.B.: queste regole si applicano solo al suono "c" a fine parola; all'interno delle parole la "c" segue le identiche regole dell'italiano (esempi: ciésa, cheèi). N.B.: alcuni Autori scrivono la "c" dura a fine parola anche come -gh. QUARTA REGOLA: SUONO "S-C" Praticamente assente in italiano (fra le pochissime parole, "scentrato"), questo suono, frequente in bergamasco, è formato dall'unione della "s" sibilante e della "c" dolce (dento-palatale). La scrittura corretta consiste nel porre un trattino (-) fra le due consonanti, per indicare la separazione dei due suoni. Esempi: mas-cc (maschio), s-cepà (spaccare), ras-cc (forca), mes-cià (mescolare). Se non vi è alcun tratto indicato, il suono lo si leggerà invece come in italiano: ascia, sciare, asciugare, ecc. A fine parola un suono di questo tipo potrebbe essere eventualmente indicato con -sh (esempi: résh oppure résc, salita ripida; lèsh oppure lèsc, leggere; nésh oppure nésc, ontano). QUINTA REGOLA: SUONI "S" E "Z" La "s" fra due vocali può assumere due suoni differenti. La "s" sonora si scrive come "s" singola (esempi: ràsa, resina; ciésa, chiesa). La "s" sibilante (italiano: sera, salutare) si scrive raddoppiata "ss" (esempi: passà, passare; slissà, scivolare). La "s" sonora, se posta a inizio di parola o dopo una consonante, può essere scritta come "z". Esempi: zó (giù), zùegn (giovani). Quest'ultima regola è ampiamente soggetta a varianti locali. In Valgandino, per esempio, questo suono è praticamente inesistente e si sarebbe detto gió (giù) e giùegn (giovani). SESTA REGOLA: PAROLE TRONCATE ALL'INIZIO Spesso in bergamasco si pronunciano parole che iniziano per "n", con la vocale iniziale troncata o estremamente contratta. Esempio: só 'ndàcc sö (sono andato su). In questi casi si segue la semplice regola di porre un apostrofo prima della n. Sostanzialmente la "n" è l'unica consonante interessata da questa regola. ALTRE REGOLE Le sei regole esposte sono le più importanti e dovrebbero consentire di scrivere correttamente la maggior parte delle parole e delle frasi in bergamasco. La cosa più importante è, prima di scrivere una parola, analizzarne bene gli accenti e i suoni a mente, quindi, con le sei regole alla mano, metterla in forma scritta e quindi provare a rileggerla per verificare che la fonetica sia corretta. Vi sono comunque altre regole minori, utili per chi volesse mettersi a scrivere in bergamasco sul serio (ad esempio, la -d e la -v alla fine di alcune parole si leggono "t" e "f"). Tali regole sono comunque meno importanti e si rimanda pertanto a testi specifici. BIBLIOGRAFIA Antonio Tiraboschi, "Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni", (C) Edizioni Bolis 1867-1994 Bergamo (2 tomi) Claudio Beretta et al., "Parlate e dialetti della Lombardia - lessico comparato", (C) 2003 Arnoldo Mondadori Editore, Milano, paragrafo "Bergamo" a cura di Umberto Zanetti, pagine 23-24. Fiero di essere Bergamasco, D.M. Movimento Giovani Padani Valle Seriana - Orgoglio Orobico www.giovaniorobici.org/valleseriana valleseriana@giovaniorobici.org